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Giovanni Leonardo Di Bona
Cutro ~1552 - Bisignano ~1587
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Jules Arnous de Rivière, Duncan Forbes "Nuovo manuale illustrato del giuoco degli scacchi: leggi e principi ..." Trieste 1861
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Nella seconda metà del Secolo XVI, viveva in Roma, sotto il pontificato di Gregorio XIII, un giovane studente, di soprannome "il Puttino" a motivo della sua piccola statura; ma il cui vero nome era Leonardo da Cutri.
Quel giovane, negligendo per tempo i suoi studi di legge, si die' tutto intero al giuoco degli Scacchi, e sebbene fosse tuttavia giovinetto divenne il primo giuocatore di Roma. Ora accadde che il celebre Ruy Lopez visitasse Roma (1) in quel torno, nella speranza di conseguire dal papa un benefizio ch' era rimasto vacante. Udendo parlare del talento di Leonardo, bramò misurarsi seco, e difatti quei due gran giuocatori passarono due giorni a combattersi, ma l' esperienza del prete spagnuolo la vinse sulla temerità imprudente del giovane calabrese : Leonardo venne completamente battuto. Umiliato della sua disfatta, il Puttino abbandonò Roma e si ritirò in Napoli dove si die' a studiare gli Scacchi con ardore per ben due anni, e allora, pensando di potersi ben vendicare di Lopez, risolvette di andarlo a trovare. Tuttavia, innanzi di abbandonare l'Italia, giuocò una serie di partite con certo giuocatore di forza straordinaria, ch' erasi recato a Napoli, nel progetto di seco misurarsi: era Paolo Boi (il Siracusano). Il loro incontro avvenne in casa di certo gentiluomo dove Leonardo avea l'abitudine di giuocar di frequente; essi punto si conoscevano, il che diede origine ad una scena interessantissima. In quella che Boi entrava, pare che Leonardo giuocasse col suo ospite, e la partita che avea tutto 1' aspetto di essere forzatamente guadagnata da Leonardo, doveva esser nulla. Dopo guadagnato, Leonardo disse al principe che altri che un eccellente giuocatore non era capace di annullare la partita perché i colpi della difesa erano estremamente difficili. Boi, che guardava lo Scacchiere, disse che si assumeva di farlo: si ristabilirono le posizioni e Leonardo si ripose al giuoco, convinto già prima del successo; ma Boi, che aveva analizzate le mosse, giuocò correttamente e annullò la partita, con grande meraviglia dell'avversario. Venuto a sapere con chi aveva che fare, il Siracusano disse a Leonardo che aveva inteso parlare della sua fama ed erasi recato colà espressamente per giuocare seco lui : questi ne fu contentissimo, e, seduta stante, si diedero incominciare un match (cioè una gara, una sfida). Paolo Boi, che aveva il tratto, giuocò il gambitto del Re, Leonardo prese e difese la sua Pedina . . . Dopo aver giuocato spesso insieme, si separarono, avendo ognuno guadagnato lo stesso numero di partite. Al suo giungere in Cutri, luogo di sua nascita, Leonardo venne sapere che suo fratello e molti suoi compatriotti erano stati fatti prigionieri da un pirata.
Si occupò quindi tosto a riscattarli, il corsaro stabilì la somma di 200 ducati, ma intanto che gli altri suoi compagni discutevano sul riscatto dei loro amici, Leonardo esaminava estatico uno Scacchiere collocato sul ponte; il capitano gli chiese se sapesse giuocare agli Scacchi, e avendogli Leonardo risposto affermativamente, incominciarono giuocare 50 scudi per partita. Leonardo guadagnò non solo il riscatto del fratello, ma di più 200 altri scudi. Il capitano ch'era gran giuocatore, pagò onestamente e invitò di più il vincitore si recasse secolui a Costantinopoli, dove certo, diceva, non mancherebbe di far fortuna; ma Leonardo rifiutò.
Cosa singolare! un' avventura presso a poco simile accadde a Paolo Boi, perché, essendo stato fatto prigioniero da un Algerino e mandato come schiavo ad unTurco ch' era grande amatore di Scacchi, guadagnò una somma considerevole al suo padrone, che gli rese la libertà, regalandolo di una somma di 2000 zecchini.
Mercé il danaro del Corsaro riuscì facile a Leonardo di recarsi in Ispagna. Parti accompagnato da Giulio Cesare di Lanciano il quale più tardi, occupò il primo posto fra i giuocatori di Scacchi in Roma. Strada facendo egli trionfò di molti avversari. A Lisbona battè un giuocatore di grande riputazione chiamato Il Moro, sotto gli occhi di re Sebastiano che lo decorò del titolo di Cavaliere errante e lo colmò di doni. Giunto a Madrid, si recò nel luogo dove radunavansi i giuocatori di Scacchi e trovò Lopez che giuocava contro un dilettante cui dava una Pedina ed il tratto. Taluni gli proposero giuocasse con Lopez, ed egli loro rispose che giuocherebbe al pari e 50 scudi alla partita: quei frequentatori furono oltremodo stupefatti dell' audacia di simile sfida.
Viene giuocata una prima partita e si terminò rimettendola: Leonardo non voleva guadagnare nella prima seduta, laonde si lasciarono senza alcun risultato. Il secondo giorno Leonardo ebbe il vantaggio di una partita (1).
Si sparse di ciò voce in città, e il terzo giorno vi fu gran concorso di spettatori. Il Puttino non volle pertanto mostrare tutta la sua forza e guadagnò quel giorno una sola partita più che Lopez. Giuocò quindi con Girone, ch' era della medesima forza di Lopez, e lo battè allo stesso modo; ma quando Lopez e Girone si consultavano, erano di pari forza contro Leonardo. Essendo stato di ciò informato Filippo II, non volle credere che Lopez fosse stato battuto, e di conseguenza stabilì un giorno in cui entrambi i campioni dovessero giuocare al suo cospetto, promettendo un premio di 1000 scudi al vincitore.
Leonardo perdette espressamente le due prime partite; il che vedendo, il re suppose ch' egli fosse inferiore a Lopez e volle andarsene, ma Leonardo pregò S. M. rimanesse, dicendo che aveva a bella posta voluto perdere quelle due partite onde far meglio spiccare la propria superiorità guadagnando le tre successive partite senza troppa difficoltà. E difatti così fu; il re fu così soddisfatto di lui, che non solo gli regalò i 1000 scudi, ma aggiunse al dono molti giojelli e preziose pelliccie.
Guadagnatosi quel potente patrocinio, il fortunato Leonardo proseguì la sua vita errante, cogliendo dovunque gloria ed onori fino al giorno in cui visitando il palazzo del principe di Bisignano, in Calabria, fu avvelenato per mano di un invido rivale: contava soli 46 anni.
Leonardo e Paolo Boi erano agli Scacchi di egual forza, sebbene il loro giuoco spiccasse per meriti differenti. Il Puttino possedeva forse più profondità e solidità, ma giuocava assai lentamente, mentre Paolo Boi, era l'eleganza e la prontezza personificate. Salvio racconta che dopo il primo incontro da noi accennato, i due celebri italiani giuocarono, a Madrid, per tre interi giorni. Le due prime sedute non diedero vantaggio né all' uno né all'altro; ma Leonardo guadagnò la terza, perché Boi era sofferente. Giuocarono quindi a Napoli, senza poter vincersi scambievolmente; e tutto condusse a credere fossero entrambi di pari forza e superiori agli altri, i quali erano nientemeno che don Salvatore Albino, Tommaso Caputa, don Orazio Paterno, don Blasco Isfar, Zerone e Medrano (due celebri Spagnuoli nelle partite senza veder lo Scacchiere) don Girolamo, il Mauro, don Mariano Marano, Gianutio, don Alessandro Salvio, e don Pietro Carrera! ...
(1) Nel 1560.
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